Negli ultimi quindici anni lo smartphone ha trasformato radicalmente la fotografia: non soltanto perché la qualità delle immagini è cresciuta, ma perché fotografare è diventato un gesto quotidiano e continuo. Al Mobile World Congress 2026 di Barcellona questa evoluzione ha mostrato un passaggio ulteriore: accanto ai telefoni compaiono impugnature, teleconverter, gabbie video, moduli magnetici e controlli fisici che riportano nel mobile gesti e forme della fotocamera.
Ne parliamo con Francesco Carlini, appena rientrato dal MWC, per capire quali soluzioni abbiano davvero un interesse fotografico, quanto contino oggi le collaborazioni con i marchi storici dell’imaging e se lo smartphone debba essere considerato soltanto un concorrente della fotocamera o anche un possibile punto d’ingresso verso una pratica più consapevole.
In questa puntata
Il MWC torna a parlare di fotografia e video
Francesco Carlini racconta un’edizione in cui imaging, video e nuovi sistemi di ripresa sono tornati al centro dell’attenzione, insieme alla crescita della robotica e dell’intelligenza artificiale.
Smartphone che recuperano ottiche, grip e controlli fotografici
Dal Robot Phone di HONOR ai sistemi vivo, OPPO, Xiaomi e Leica: teleconverter, zoom meccanici, ghiere, impugnature e accessori mostrano uno smartphone sempre più vicino, nell’uso, a una piccola fotocamera o videocamera.
Modularità e produzione video mobile
Cage, microfoni, luci, ventole e moduli magnetici aprono scenari differenti: dal creator che deve produrre e pubblicare rapidamente al concept TECNO che trasforma il telefono in una piattaforma espandibile.
Fotografia computazionale e futuro dello strumento
La conversazione affronta i limiti fisici di sensori e ottiche, il ruolo crescente del software e una domanda più ampia: lo smartphone sta sostituendo la fotocamera o sta diventando il primo gradino di una nuova educazione all’immagine?
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I temi di questa puntata
Il ritorno dell’imaging al Mobile World Congress
Francesco Carlini descrive il MWC 2026 come un’edizione sorprendente per chi si occupa di immagini. Dopo anni in cui reti, domotica e altri settori avevano sottratto spazio alla fotografia, tornano soluzioni hardware e software esplicitamente orientate a foto e video. Sullo sfondo emerge anche un’altra tendenza destinata a crescere: la robotica applicata alla vita quotidiana.
HONOR Robot Phone e l’ingresso di ARRI nel mobile
Fra i concept che attirano maggiormente l’attenzione c’è HONOR Robot Phone, uno smartphone con una testa fotografica motorizzata che può uscire dal corpo del dispositivo e funzionare come gimbal. L’idea, però, va oltre la semplice action cam: il sistema viene presentato come un assistente capace di percepire l’ambiente e reagire alle persone. Nello stesso contesto HONOR annuncia la collaborazione con ARRI, portando nel mobile un riferimento centrale del cinema professionale.
vivo X300 Ultra, OPPO e smartphone pensati per il video
La direzione professionale diventa ancora più esplicita con vivo X300 Ultra: ripresa ad alta qualità, log, workflow colore, più microfoni e una gabbia sviluppata con SmallRig. La presenza di ventole, doppie impugnature, attacchi per luci e microfoni mostra come il telefono venga progettato non soltanto per lo scatto occasionale, ma per una produzione video strutturata. Anche OPPO guarda allo stesso territorio con Find X9 Ultra.
Xiaomi 17 Ultra e lo zoom ottico meccanico
Xiaomi affronta uno dei limiti più evidenti dello smartphone portando un vero movimento ottico all’interno della struttura periscopica del 17 Ultra. Il passaggio da 75 a 100 mm non viene ottenuto soltanto via crop: piccoli gruppi di lenti si muovono fisicamente. A questo si aggiungono il lavoro ottico con Leica e la tecnologia LOFIC pensata per ampliare la gamma dinamica del sensore.
Leica Leitzphone e il ritorno della ghiera
Con Leitzphone il rapporto fra Leica e Xiaomi cambia prospettiva: non è soltanto uno smartphone Xiaomi con firma Leica, ma un dispositivo che porta direttamente il marchio e la cultura progettuale Leica. Il dettaglio più significativo è una ghiera fisica attorno al modulo fotografico per controllare lo zoom. È un gesto semplice, ma riporta sul telefono una continuità operativa tipica della fotocamera.
Teleconverter e lenti esterne: quando hanno senso
Gli aggiuntivi ottici non sono nuovi, ma oggi diventano più convincenti per qualità e integrazione. Carlini li considera utili soprattutto quando peso e ingombro sono determinanti: viaggio, moto, fotografia urbana o situazioni in cui portare un corpo macchina e più obiettivi sarebbe scomodo. Il vantaggio non è sostituire ogni fotocamera, ma ampliare molto ciò che si può fare con il dispositivo già in tasca.
Cage e rig: lo smartphone come strumento di produzione
Lo smartphone mostra un vantaggio specifico quando l’immagine deve essere acquisita, montata e pubblicata rapidamente. Gabbie, luci e microfoni permettono di costruire un piccolo rig, mentre connessione e applicazioni riducono i passaggi fra ripresa e distribuzione. Per creator, interviste veloci e alcuni servizi giornalistici questa efficienza può essere più importante della perfetta equivalenza con una videocamera professionale.
Modularità: da Fairphone e Project Ara al concept TECNO
Il MWC riporta in primo piano anche l’idea dello smartphone modulare. Accanto al modello di riparabilità di Fairphone e al precedente Project Ara di Google, TECNO mostra un concept ultrasottile con moduli magnetici: batterie aggiuntive, action cam, microfono, teleobiettivo e un modulo fotografico dedicato. La forza dell’idea sta nel partire da un dispositivo minimo e aggiungere soltanto ciò che serve.
Leica, ZEISS e Hasselblad: oltre il bollino sul prodotto
Le collaborazioni con i marchi fotografici sono spesso state lette come operazioni di marketing. Carlini sostiene che oggi il rapporto sia più profondo: color science, sviluppo delle ottiche, simulazioni, misurazioni e certificazioni intervengono concretamente sul risultato. La differenza fra smartphone che condividono sensori simili può dipendere proprio dal progetto ottico e da come l’intero sistema viene calibrato.
I limiti fisici e il ruolo del software
Un sensore più grande può anche entrare fisicamente in un telefono: il vero problema è lo spazio necessario all’ottica e alle distanze che la luce deve percorrere. Da qui arrivano strutture periscopiche, teleconverter e soluzioni computazionali. Lo smartphone utilizza più fotocamere e più informazioni contemporaneamente, affidando al software una parte crescente della costruzione dell’immagine.
«Quello che vogliamo fotografare o il come lo fotografiamo invece no, perché quello sta sempre alla nostra sensibilità, al nostro occhio e a quello che troviamo interessante.» – Francesco Carlini
Grip, ghiere e il rapporto fisico con lo strumento
Mentre la fotografia computazionale cresce, riemerge anche il bisogno di fisicità. Impugnatura, pulsante di scatto e ghiera rendono l’azione più immediata e meno dipendente dallo schermo tattile. Per chi fotografa intenzionalmente, la velocità con cui si modifica un’inquadratura o una focale può fare la differenza.
«Il rapporto fisico secondo me è molto importante con lo strumento.» – Francesco Carlini
Lo smartphone come punto di partenza
Nella parte conclusiva la prospettiva si ribalta. Lo smartphone ha certamente sottratto il mercato delle compatte, ma è anche il dispositivo con cui oggi quasi tutti iniziano a fotografare e girare video. Una parte di questi utenti potrà poi cercare strumenti più avanzati, esattamente come in passato soltanto una parte di chi possedeva una compatta diventava fotografo o videomaker.
«Lo smartphone è un punto di partenza.» – Francesco Carlini
Tra fotocamera, smartphone e smart glasses
Guardando più avanti, Carlini evita una previsione definitiva. Smartphone, fotocamere e dispositivi indossabili come i Ray-Ban Meta possono occupare spazi differenti. La fotocamera conserva ergonomia e qualità specifiche; lo smartphone continua ad allargare le proprie possibilità; nuovi dispositivi potrebbero spostare ancora il confine fra vedere, registrare e condividere.
