Lisa Nico — Luigi Ghirri. L’anello della visione

L’incontro con Luigi Ghirri passa questa volta attraverso le pagine di Luigi Ghirri. L’anello della visione (Einaudi, 2026), il saggio in cui Lisa Nico segue il fotografo nei suoi lavori e nei suoi scritti, dalle prime immagini fino a Viaggio in Italia. Non una separazione tra un Ghirri concettuale e uno del paesaggio, ma il tentativo di comprendere perché la sua fotografia continui a interrogarci sul nostro modo di guardare.

Federico Emmi conversa con Lisa Nico del rapporto fra immagini e realtà, dell’attenzione per ciò che è ordinario, della capacità della fotografia di rendere visibile il limite dell’inquadratura e della relazione, tutt’altro che pacificata, tra bellezza, pensiero critico e responsabilità dello sguardo.

In questa puntata

Dall’esperienza personale al pensiero di Ghirri

La storia professionale e filosofica di Lisa Nico, l’incontro con le fotografie di Ghirri e la scelta di leggere le immagini attraverso le parole dell’autore.

Il paesaggio è già pieno di immagini

Le prime mostre, Paesaggi di cartone, Kodachrome e i progetti degli anni Settanta: lo stereotipo, il quotidiano e l’attenzione che la fotografia può riattivare.

Dall’Atlante a Viaggio in Italia

Il limite della visione in Infinito, le rappresentazioni di Atlante, la «terza visione» di Still Life e il paesaggio italiano che emerge nella ricerca collettiva degli anni Ottanta.

La bellezza come interrogazione

L’ironia di Ghirri, il suo rapporto con il mondo fotografico e una domanda conclusiva: fotografiamo per accumulare immagini o per costruire una relazione consapevole con ciò che vediamo?



I temi di questa puntata

Il percorso di Lisa Nico: fotografia, stupore e complessità

Lisa Nico racconta di aver lasciato gli studi di giurisprudenza per aprire uno studio fotografico, lavorando poi nella pubblicità, nell’editoria e nell’arte. Alla pratica professionale ha continuato ad affiancare la filosofia, in particolare il pensiero della complessità: non un sovrappiù teorico, ma un modo di mettere in relazione discipline e livelli dell’esperienza. In questa ricerca trova un’affinità con Ghirri, la cui fotografia non si limita a registrare un soggetto ma suggerisce che dietro l’apparente semplicità dell’ambiente quotidiano resti sempre qualcosa da scoprire. L’incontro con le sue immagini, attraverso una libreria sotto lo studio, diventa l’inizio di una lettura di lunga durata degli scritti e delle fotografie.

Le fotografie del 1972 e Paesaggi di cartone

La prima personale di Ghirri, nel 1972, accompagnata da un testo di Franco Vaccari, contiene già in forma essenziale elementi che torneranno nel lavoro successivo: muri, rivestimenti, cartelli, immagini collocate dentro altre immagini. Nico insiste sulla precisione iniziale delle sue intenzioni e sul rifiuto di affidarsi alla scena eccezionale. Con Paesaggi di cartone il problema diventa quello di vivere in un ambiente nel quale immagini pubblicitarie, rappresentazioni e mondo materiale si confondono. Le fotografie costruiscono piccoli inganni visivi affinché l’osservatore li riconosca e si accorga dei meccanismi della propria percezione.

Catalogo, Km 0,250, Infinito e Atlante

Ghirri lavora per serie che possono essere smontate, spostate, ricollocate. Nico si sofferma su quattro esperienze differenti. Catalogo guarda la ripetizione quasi anonima dell’arredo urbano, non per emettere un giudizio immediato, ma per costringere lo sguardo a distinguere dettagli minimi. Km 0,250 riduce fotograficamente un muro ricoperto di manifesti pubblicitari. Infinito mette in sequenza 365 immagini del cielo e mostra che non possiamo possedere né riprodurre per intero ciò che osserviamo. In Atlante, infine, i dettagli di una mappa diventano progressivamente indecifrabili, fino a confondere il confine tra rappresentazione e territorio. Il limite del campo fotografico non è, in questa lettura, una sconfitta: scegliere un frammento significa anche riconoscere ciò che resta fuori.

«Il primo intento è innanzitutto di riuscire a vederlo» — Lisa Nico

Still Life e la possibilità di un’immagine altra

Se il mondo è già saturo di fotografie, che cosa può aggiungerne un’altra? La domanda attraversa il colloquio e conduce a Still Life. Nico ricostruisce l’idea di una fotografia capace di riportare le rappresentazioni nel tempo e nello spazio in cui sono osservate: l’ombra su un manifesto, una piega, un riflesso, un insetto su un quadro. Non si tratta di un’immagine immobile e separata dalle cose, ma della possibilità di una «terza visione», attraverso la quale lo sguardo torna ad accorgersi del contesto. È il tentativo di interrompere quella che Ghirri definisce «afasia dello sguardo».

Dalla fotografia concettuale al paesaggio: una continuità

L’intervista mette in discussione la divisione abituale tra il Ghirri concettuale degli anni Settanta e il fotografo del paesaggio degli Ottanta. Cambiano certamente il lavoro sul colore, l’attenzione alla stampa e alla luce, anche attraverso il rapporto con lo stampatore Arrigo Ghi. Non scompare però l’intenzione di trasformare il modo in cui guardiamo. Nico legge il secondo momento come uno sviluppo del primo: l’esercizio di smontare gli automatismi visivi rende possibile un’attenzione nuova per case, giardini, periferie e luoghi attraversati dalla memoria.

William Blake, bellezza e attenzione

Una frase di William Blake citata da Ghirri consente di affrontare il rapporto tra percezione e bellezza. Per Nico, ciò che appare bello non è uno stile riconoscibile da riprodurre, né una forma di appagamento estetico. È piuttosto il risultato di un lavoro sulle immagini e su noi stessi, la possibilità di vedere qualcosa di inesauribile anche nel quotidiano. In questa prospettiva la bellezza non annulla il pensiero critico, ma può ricondurre chi osserva a una relazione più consapevole con il mondo.

Viaggio in Italia: riconoscere un paese diverso

Arrivando a Viaggio in Italia, il libro e la conversazione affrontano un mutamento collettivo. L’Italia dei monumenti e delle vedute convenzionali non coincide più con quella delle periferie e dei territori trasformati. Ghirri comprende che per raccontare questo scarto servono sguardi differenti e mette in relazione fotografi che già stavano lavorando in quella direzione. Nico richiama il ruolo di Gianni Leone, le fotografie di Gabriele Basilico, Mimmo Jodice, Mario Cresci e altri autori, e il contributo critico di Arturo Carlo Quintavalle. L’operazione rende visibile una possibilità che esisteva già, ma non si era ancora riconosciuta come una nuova immagine dell’Italia.

L’ironia, il fotografo e la sua mitizzazione

Federico Emmi richiama un precedente colloquio con Vincenzo Castella, che ha descritto un Ghirri ironico, lucidissimo e lontano da ogni celebrazione automatica della fotografia. Lisa Nico riconosce in questa descrizione un tratto della ricerca dell’autore: mettere in dubbio le convenzioni del mezzo senza rinunciare a usarlo. La distanza critica, anche nei confronti dell’ambiente fotografico, può essere una forma di libertà e insieme un antidoto alla trasformazione di Ghirri in un’icona intoccabile.

«Per rinnovare come lui voleva fare bisogna essere insoddisfatti dell’esistente» — Lisa Nico

Perché fotografare: professione, amatorialità, esperienza

La distinzione fra professionista e amatore non basta a stabilire il valore di una fotografia. La conversazione riparte dalle difficoltà pratiche del giovane Ghirri, dal lavoro di geometra e dalla successiva attività culturale, per arrivare a una domanda contemporanea: fotografare significa conoscere qualcosa, oppure soltanto mostrarlo e mostrarsi? Nico insiste sulla relazione reciproca fra il soggetto che osserva e ciò che viene osservato. Anche la domanda sullo sguardo diventa una domanda sul modo di vivere, come suggerisce il riferimento al film Deserto rosso di Michelangelo Antonioni.

«Fotografiamo per capire quello che vediamo e insieme per partecipare a quello che vediamo» — Lisa Nico

Un’eredità soprattutto etica

Nell’ultima risposta Nico spiega che il lavoro sul libro le ha chiarito la possibilità di un impegno non ideologico: restare aperti ai fenomeni senza rinunciare alla propria posizione. È una conclusione che esce dalla sola storia della fotografia, perché affida alle immagini la possibilità di trasmettere contenuti e responsabilità attraverso la bellezza, senza trasformarli in uno schema da imporre al mondo.

«Ho capito meglio come l’impegno può non essere ideologico» — Lisa Nico


Il libro

Lisa Nico — Luigi Ghirri. L’anello della visione

  • Autrice: Lisa Nico
  • Editore: Einaudi
  • Collana: Piccola biblioteca Einaudi. Mappe, n. 149
  • Anno di pubblicazione: 2026
  • Data di uscita: 31 marzo 2026
  • Pagine: 352
  • Formato: Brossura, illustrato
  • ISBN: 9788806270704
  • Prezzo di copertina: € 32,00

Il saggio ricostruisce il percorso artistico e intellettuale di Luigi Ghirri attraverso le fotografie e gli scritti, approfondendo il rapporto fra visione, rappresentazione e conoscenza. Il volume comprende due testi di Gianni Celati e Franco Vaccari.

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