Giuseppe D’Amelio di Canon Italia: fotografia, cinema immersivo e cultura dell’immagine

Dalla Sala Fellini di Cinecittà, in occasione di CineVerse Roma, Federico Emmi incontra Giuseppe D’Amelio Country Director Imaging Technologies Canon Italia. Una conversazione sul rapporto fra fotografia e cinema, sulle possibilità delle immagini immersive e sulla responsabilità culturale di chi sviluppa gli strumenti con cui raccontiamo il mondo.

In questa puntata

Fotografia e cinema tra strumenti comuni e linguaggi distinti

L’ecosistema Canon, il rapporto diretto con il pubblico e il ruolo della tecnologia nello stimolare la creatività dei giovani.

Immagini immersive e nuove esperienze di visione

Riprese a 180 gradi, cinema verticale e visione collettiva: come cambiano il racconto e la partecipazione dello spettatore.

Autori e pubblico davanti all’innovazione

Indipendenza degli ambassador, accessibilità, intelligenza artificiale, autenticità delle immagini ed educazione dello sguardo.



I temi di questa puntata

Il valore dell’incontro e della prova diretta

La comunicazione digitale permette di conoscere un prodotto, ma per Giuseppe D’Amelio l’esperienza diretta resta decisiva: prendere in mano una videocamera aiuta a comprendere un ecosistema fatto anche di software, servizi e flussi di lavoro. La presenza ai festival diventa così un’occasione di confronto con professionisti, studenti e appassionati. Federico Emmi richiama gli incontri delle fiere fotografiche e domanda quale valore conservino questi appuntamenti.

Giovani e creatività oltre gli automatismi

La disponibilità di strumenti non produce da sola curiosità o desiderio di raccontare. Giuseppe D’Amelio propone di leggere l’apprendimento di una fotocamera o di una videocamera come un’occasione per uscire dalla noia e sperimentare. L’esempio della C50 e dei contenuti orizzontali e verticali collega il lavoro creativo ai diversi luoghi in cui le immagini vengono condivise.

Fotografia e video conservano la propria identità

La convergenza tecnologica consente di lavorare con meno attrezzatura, ma non cancella le differenze culturali fra fotografia e cinema. Il richiamo alla EOS 5D Mark II introduce una riflessione sull’evoluzione degli strumenti e sulle esigenze di chi produce video per tempi prolungati. D’Amelio sottolinea che l’identità professionale non cambia automaticamente con una macchina: contano la facilità d’uso e la possibilità di esprimersi, dalla ripresa alla stampa e alla postproduzione.

«Lo strumento deve permettere di scaricare a terra, di esprimere la propria creatività nella maniera più facile possibile.» — Giuseppe D’Amelio

Immersione e visione collettiva

Le riprese immersive possono riguardare un matrimonio, una sfilata o un evento sportivo, oltre al cinema. Giuseppe D’Amelio ne descrive il coinvolgimento emotivo e indica nei costi, nella qualità dei visori e nelle abitudini del pubblico alcuni ostacoli alla diffusione. La sala e la visione condivisa possono favorire l’interesse per queste esperienze, come suggerisce anche il confronto con il cinema verticale al VerticalMovie Festival.

Il racconto diventa personale con il video World Unseen sui coralli e con un cortometraggio dedicato ai soccorsi in mare: due esperienze attraverso cui l’ospite descrive la sensazione di essere presente e la possibilità di orientare lo sguardo dentro una scena.

La responsabilità culturale di chi costruisce gli strumenti

Federico Emmi chiede se l’innovazione implichi una responsabilità anche verso i linguaggi visivi. Giuseppe D’Amelio risponde distinguendo il ruolo dell’azienda dal gesto degli autori: gli strumenti ampliano le possibilità, mentre le scelte espressive restano a registi e direttori della fotografia. Il formato verticale e l’immersione offrono occasioni per sperimentare nuove grammatiche.

«Vogliamo dargli più opzioni che poi loro possono sfruttare al meglio.» — Giuseppe D’Amelio

Ambassador e libertà creativa

Il riferimento al documentarista Filippo Tommasoli apre il tema dell’indipendenza degli autori sostenuti da un marchio. Giuseppe D’Amelio spiega che un ambassador viene scelto quando possiede già un’identità riconoscibile. L’accesso a strumenti, applicazioni e formazione dovrebbe permettergli di sperimentare; il rapporto comprende anche i riscontri che gli autori restituiscono all’azienda.

Accessibilità e diversità delle immagini

Il Canon Young People Programme e l’esperienza di Bastogi introducono la domanda sull’accesso alla produzione audiovisiva. Rendere gli strumenti più semplici favorisce nuove voci o può produrre uniformità estetica? Per Giuseppe D’Amelio, autofocus e automazioni devono alleggerire il lavoro tecnico e lasciare più attenzione alla ricerca di un linguaggio personale.

Intelligenza artificiale e autenticità

Giuseppe D’Amelio distingue l’IA generativa dalle tecnologie che aiutano a riprendere il mondo reale. Riconosce un possibile impiego della generazione nello storyboard, ma rivendica il valore del gesto di chi fotografa o filma ciò che esiste. Il riferimento a C2PA porta nella conversazione la provenienza delle immagini e la tutela di chi produce e utilizza informazione visiva. Restano centrali l’autofocus e gli algoritmi che semplificano i flussi di lavoro.

Content creator e democratizzazione

Federico Emmi interroga l’espressione «content creator»: riunire professioni diverse sotto la produzione di contenuti rischia di ridurre il valore culturale delle immagini? Giuseppe D’Amelio legge invece la categoria come un modo per includere professionisti, amatori, vlogger e altre figure, ampliando le possibilità di partecipazione.

Imparare anche a guardare

La domanda conclusiva sposta l’attenzione da chi produce le immagini a chi le osserva. Per Federico Emmi, alla formazione tecnica deve accompagnarsi la capacità di comprendere e valutare criticamente ciò che vediamo. Giuseppe D’Amelio richiama proiezioni, workshop e masterclass nei festival: le domande del pubblico e lo scambio con gli autori fanno parte della cultura dell’immagine.

«Avere un pubblico che interagisce è fondamentale e alla fine di ogni workshop c’è sempre il giro di domande.» — Giuseppe D’Amelio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *