In questa puntata Carola Allemandi incontra Costanza Gastaldi, artista e fotografa italiana che lavora tra Torino e Parigi, per esplorare una pratica in cui la fotografia torna a essere materia, superficie, matrice e oggetto. Dalla formazione parigina all’héliogravure au grain, dai paesaggi psichici alle carte artigianali, la conversazione attraversa tecniche storiche e ricerca contemporanea, fino ai progetti internazionali del 2026 e alla trasmissione del sapere fotografico alle nuove generazioni.
In questa puntata
Dallo studio fotografico al paesaggio
Gastaldi racconta il passaggio dalla formazione legata alla fotografia pubblicitaria e allo studio delle luci artificiali a una ricerca più personale, costruita sull’osservazione delle ore, delle stagioni, delle intemperie e della struttura del paesaggio.
La fotografia come materia
Il centro della puntata è il rapporto con tecniche e materiali: héliogravure au grain, rame, pigmenti, carte rare, acquerello e interventi manuali trasformano la fotografia in un oggetto fisico, non soltanto in un’immagine.
Geografie emotive e paesaggi psichici
Dal Polo Nord alla foresta amazzonica fino alla Cina, il viaggio diventa una forma di ricerca interiore. Le immagini non vogliono imporre un paesaggio mentale dell’autrice, ma lasciare allo spettatore uno spazio di riconoscimento e proiezione.
Ricerca, artigianato e trasmissione
La conversazione affronta anche il rapporto con gli artigiani specializzati, il valore dell’errore e della sperimentazione, il sostegno alle tecniche rare e il desiderio di trasmettere soprattutto una passione per la ricerca.
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I temi di questa puntata
Dalla luce artificiale all’osservazione del mondo
Gastaldi ripercorre la propria formazione a Parigi e il progressivo allontanamento dal lavoro pubblicitario. Il passaggio decisivo è uscire mentalmente dallo studio: la precisione con cui prima costruiva set e luci viene trasferita all’osservazione della luce naturale, delle stagioni e delle variazioni atmosferiche. Il paesaggio diventa così un dispositivo compositivo trovato nel mondo reale.
«In qualche modo ho ritrovato quello che avevo in studio nel mondo reale, semplicemente osservando.» — Costanza Gastaldi
Héliogravure au grain: matrice, incisione e intervento manuale
L’interesse per la materialità porta Gastaldi verso l’incisione e verso l’héliogravure au grain. La fotografia viene trasferita su una matrice di rame, inchiostrata e stampata a pressione su carta; su alcune opere l’artista interviene poi manualmente, sottraendo materia o aggiungendo acquerello. Il procedimento le permette di mettere in tensione la precisione fotografica con una qualità tattile e pittorica.
«C’è questa volontà di imprimere un’impronta e spesso si dimentica questa dinamica dell’impronta nella fotografia contemporanea.» — Costanza Gastaldi
Viaggio, geografie emotive e paesaggi psichici
Il viaggio è ricorrente, ma non in senso documentario. Polo Nord, foresta amazzonica e montagne cinesi diventano luoghi da cui far emergere geografie emotive e paesaggi psichici. L’autrice insiste sul fatto che l’immagine non deve chiudersi nella propria esperienza: deve permettere a chi guarda di attivare ricordi e associazioni differenti.
«Vorrei più che altro creare dei paesaggi psichici dove ognuno si può, con il proprio bagaglio, riconoscere.» — Costanza Gastaldi
Unicità, collezionismo e posizione dello spettatore
La matrice rende possibile la riproduzione, ma gli interventi manuali, la scelta dei materiali, le cornici e le tirature ridotte introducono differenze tra gli esemplari. La conversazione collega questa unicità a un collezionismo spesso vicino alla pittura e alla scultura. Anche la scala dell’opera diventa parte del linguaggio: grandi formati e piccoli oggetti richiedono allo spettatore distanze e posture diverse.
La superficie della fotografia
Allemandi richiama il tema della superficie fotografica e Gastaldi lo riconduce al bisogno di ristabilire un contatto fisico tra opera e osservatore. Carte irregolari, supporti artigianali e texture non sono decorazione, ma elementi concettuali. La ricerca arriva fino alla produzione autonoma di alcuni supporti quando i laboratori non possono o non vogliono affrontare materiali fuori standard.
Artigianato specializzato, Italia e Francia
Gastaldi distingue tra le fasi che controlla direttamente e quelle che affida a maestranze con una competenza specifica. Conosce i processi, prepara pigmenti e interviene sulle stampe, ma per l’héliogravure au grain ricorre a un sapere artigianale altamente specializzato. Da qui nasce una riflessione sul sostegno istituzionale alle tecniche rare in Francia e sulle maggiori difficoltà che percepisce in Italia.
L’errore come metodo di ricerca
Alla domanda sulla trasmissione, Gastaldi dice di non voler insegnare tanto una tecnica quanto una disposizione mentale: provare, sbagliare, perdersi tra materiali, colori e reazioni chimiche. L’errore diventa una possibilità di scoperta e un antidoto alla standardizzazione.
«È proprio nell’errore che poi si trovano un sacco di possibilità e di risultati.» — Costanza Gastaldi
Paris Photo, Guyan Huaxiang e i progetti del 2026
La parte finale ricostruisce il percorso internazionale dell’artista e guarda ai progetti immediatamente successivi alla registrazione. Gastaldi cita Paris Photo 2026, dove presenta lavori della serie MEDUSA, e una residenza al Guyan Huaxiang Art Center di Lishui, in Cina, pensata come occasione per confrontare la fotografia con artigianati locali e possibili sviluppi tridimensionali.
Un laboratorio per bambini tra sténopé e fotografie di famiglia
La puntata si chiude con un progetto didattico rivolto a bambini di sei anni. Un’aula trasformata in una grande camera stenopeica serve a mostrare il principio del ribaltamento dell’immagine; in un secondo momento fotografie di famiglia ai sali d’argento vengono colorate liberamente, senza imporre una corrispondenza realistica tra soggetto e colore. Il laboratorio diventa un esercizio sulla libertà dello sguardo e sulla costruzione di nuovi codici.
