Torniamo ad ospitare Francesco Carovillano per parlare di La couleur de l’eau, il nuovo libro in cui il paesaggio si concentra sulla superficie di un unico corso d’acqua e il riflesso diventa materia pittorica. Quattro anni di osservazione nello stesso luogo danno forma a un lavoro costruito su colore, variazioni stagionali, movimento, attesa e sulla relazione fra fotografia e storia della pittura.
In questa puntata
La couleur de l’eau
Francesco Carovillano racconta come è nato il nuovo libro e come la ricerca iniziata con Fontainebleau. Paysage intime si sia spostata dalla foresta alla superficie dell’acqua.
Impressionismo e astrazione
Sisley, Monet e Paul Signac diventano riferimenti per ragionare sul passaggio dalla rappresentazione del paesaggio alla sua interpretazione pittorica.
Osservare lo stesso luogo
Il progetto nasce e cresce per quattro anni nello stesso parco di Coulommiers: stagioni, vento, luce, ghiaccio e densità delle foglie trasformano continuamente il soggetto.
Tecnica e stampa
Canon R5, 100-500 mm, polarizzatore, treppiede, messa a fuoco manuale, profili ICC e filtro High Pass: le scelte tecniche sono raccontate come strumenti al servizio della visione.
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I temi di questa puntata
Dal paesaggio alla materia liquida
In Fontainebleau. Paysage intime l’esplorazione fisica della foresta accompagnava quella visiva. Con La couleur de l’eau Carovillano compie quasi il movimento opposto: resta nello stesso luogo e concentra l’attenzione sui riflessi, sulle variazioni cromatiche e sulla fugacità della superficie. Il paesaggio non scompare, ma viene ricondotto a linee, forme, spazio e colore.
La lezione dei pittori
Il dialogo con la pittura attraversa l’intera intervista. Sisley e Monet sono i riferimenti più immediati per il modo in cui acqua, luce e riflesso possono mettere in crisi una rappresentazione puramente descrittiva. Carovillano richiama anche Paul Signac e la distinzione fra interpretazione pittorica e rappresentazione del pittoresco.
«Non provo mai a fotografare quello che vedo subito; provo a fotografare quello che non vedo subito.» — Francesco Carovillano
Sette gallerie di colore
Dopo quattro anni di fotografie nello stesso parco, l’archivio viene organizzato per colore. Il libro nasce così da sette gallerie cromatiche, costruite attraverso sequenze di immagini e intervallate da tre saggi. La selezione non segue i luoghi, perché il luogo è uno solo: segue invece armonie, differenze e risonanze tonali.
Percepire il potenziale delle cose
Carovillano insiste su un passaggio che considera poco discusso in fotografia: riconoscere il potenziale di ciò che si ha davanti. La possibilità di muoversi intorno al corso d’acqua, osservare direzione del vento e luce e tornare molte volte sullo stesso soggetto trasforma l’attesa in metodo.
«La difficoltà è percepire il potenziale delle cose.» — Francesco Carovillano
Dall’astrazione alla varietà
La ripetitività viene evitata attraverso le stagioni e attraverso condizioni che modificano materialmente la superficie: il ghiaccio, le foglie, il vento, la diversa densità della vegetazione. Nel racconto emergono fotografie “lisce” e fotografie “rugose”, immagini in cui l’acqua può ricordare un mosaico, una successione di pennellate o una pittura in rilievo.
«L’arte non ha regole. Se le avesse non sarebbe arte, ma l’esecuzione di un compito.» — Francesco Carovillano
La tecnica come controllo
Per i propri progetti Carovillano usa una Canon R5 e un 100-500 mm, con polarizzatore e treppiede. Sull’acqua preferisce la messa a fuoco manuale e tempi sufficientemente rapidi da conservare i bordi dei riverberi quando vuole evidenziarne la texture. Ma il punto, per lui, resta altrove.
«Non c’è quindi un segreto tecnico, ma tanta osservazione e riflessione.» — Francesco Carovillano
Lezioni di disegno
Il primo saggio del libro nasce da una coincidenza: il figlio frequenta un corso di disegno in una sala del parco e Carovillano, durante quelle ore, comincia a osservare e fotografare il corso d’acqua. La permanenza davanti ai riflessi diventa a sua volta una lezione di linee, forme e colori. Fra le immagini citate compare Trentadue colpi di pennello.
Portare il colore sulla carta
L’ultima parte entra nel processo di stampa: calibrazione, profili ICC, prove sui contrasti e nitidezza applicata alle dimensioni finali. Per il dettaglio Carovillano descrive un flusso in Photoshop basato sulla duplicazione del livello e sul filtro High Pass, regolato fotografia per fotografia.
Quello che resta nello sguardo
Dopo quattro anni sull’acqua, il risultato non è soltanto un libro. Carovillano racconta di avere acquisito la certezza che un singolo soggetto possa contenere una varietà quasi inesauribile, se osservato a lungo. Questa esperienza entra anche nei nuovi lavori, compreso un progetto dedicato a elementi architettonici immobili.
