Valerio De Paolis – Lanterne magiche: fotografia, collezione e cinema

Per la prima volta la collezione fotografica di Valerio De Paolis esce dalla dimensione privata e prende forma pubblica al Museo Carlo Bilotti di Roma con Lanterne magiche. Fotografie dalla collezione Valerio De Paolis, a cura di Alessandra Mauro e Roberto Koch con Suleima Autore. Da qui parte una conversazione sul collezionare fotografie, sul rapporto tra immagine fissa e cinema, sulla centralità della figura femminile e sul valore dell’originale.

In questa puntata

Il colpo di fulmine del collezionista

Valerio De Paolis racconta una collezione nata senza un progetto sistematico: le fotografie sono arrivate attraverso incontri, desideri rimasti a lungo in memoria e decisioni spesso immediate, guidate dal piacere dell’immagine.

Tina Modotti, Edward Weston e l’originale

Una fotografia di Tina Modotti realizzata da Edward Weston diventa il punto di partenza per parlare del legame con le opere, della differenza emotiva tra riproduzione e originale e dell’unicità di uno scatto legato a un momento preciso.

Fotografia e cinema: due tempi del racconto

Per De Paolis la fotografia può condensare una storia in un solo istante, mentre il cinema costruisce il racconto attraverso una successione di immagini. La conversazione attraversa anche il ruolo dello spazio nei film di Michelangelo Antonioni.

Distribuire e difendere il cinema

L’esperienza di De Paolis nella distribuzione apre una riflessione su istinto, sceneggiature, registi, attori, budget e sulla necessità di portare al pubblico film capaci di raccontare persone, società e conflitti reali.

Dalla sala alla mostra

Dalle trasformazioni dell’esperienza cinematografica alla scoperta della propria collezione allestita nello spazio museale: il percorso si chiude davanti alle fotografie, con un’attenzione particolare alle sale della mostra e alle immagini di Luigi Ghirri.



I temi di questa puntata

Una collezione nata senza un progetto

La passione di Valerio De Paolis per la fotografia si lega ai suoi primi anni nel cinema e agli incontri con Tazio Secchiaroli e Pierluigi Praturlon. Le fotografie vengono acquistate più tardi, senza l’intenzione iniziale di costruire una collezione: alcune erano rimaste nella memoria per anni, altre sono state scelte nell’immediatezza. Il criterio dichiarato è soprattutto emotivo, fino al rimpianto per alcune immagini sfuggite.

«E quindi direi proprio amore a prima vista.» — Valerio De Paolis

La figura femminile, Tina Modotti e il valore dell’originale

Nella collezione De Paolis non ricerca immagini angosciose e riconosce una presenza importante della figura femminile, che lega alla conversazione, alla compagnia e all’amicizia. Il dialogo si concentra poi sulla fotografia di Tina Modotti di Edward Weston: De Paolis ricorda di averne avuto una riproduzione accanto a sé già nel 2003 e descrive il possesso dell’originale come un’esperienza capace di accrescere soddisfazione e coinvolgimento.

Fotografia e cinema: la sintesi di uno sguardo

Il confronto tra fotografia e cinema attraversa il cuore della conversazione. Per De Paolis un singolo scatto può concentrare una quantità di informazioni e di emozioni che il cinema deve invece articolare nel tempo. Il ragionamento si estende allo spazio: nei film di Michelangelo Antonioni, osserva, l’ambiente può diventare parte della condizione interiore dei personaggi, mentre la fotografia resta vincolata alla concentrazione di un unico fotogramma.

«La cosa decisiva della fotografia è che in un unico scatto ti racconta tantissime cose.» — Valerio De Paolis

Attrici, immagini pubbliche e persone reali

Dal rapporto con la figura femminile il discorso passa alle attrici incontrate sul set. De Paolis distingue l’immagine pubblica e spesso posata dalla presenza quotidiana delle persone, ricordando Claudia Cardinale ed Elizabeth Taylor e mettendo a confronto due modi diversi di vivere la dimensione della celebrità.

Scegliere, distribuire e difendere un film

Nel lavoro di distribuzione, istinto ed esperienza agiscono insieme: una storia può convincere sulla pagina, ma la valutazione passa anche attraverso il percorso del regista, gli attori e il rapporto tra budget e sceneggiatura. De Paolis descrive inoltre il cinema come strumento di divulgazione e riflessione, capace di superare le geografie quando mette in scena questioni umane e sociali.

«Il cinema è un mezzo di divulgazione, racconta storie, ma non storie astratte.» — Valerio De Paolis

La difesa di un film, aggiunge, non può però prescindere dalla risposta degli spettatori e dalle dinamiche concrete delle sale.

«La difesa di un film si può fare, ma non è decisiva senza l’aiuto del pubblico.» — Valerio De Paolis

Dalle grandi sale alla visione domestica

De Paolis ricorda il cinema come luogo collettivo, con sale molto grandi e una partecipazione che si è progressivamente ridotta. La visione contemporanea convive invece con schermi domestici e computer. Alla domanda su quale cinema romano riporterebbe in vita, sceglie una sala di viale Regina Margherita e Viale del tramonto, il film che indica come il suo preferito.

La collezione diventa mostra

La decisione di esporre acquista senso per De Paolis solo quando vede la mostra completamente montata e illuminata, due giorni prima dell’apertura. Le fotografie, spostate dalla dimensione domestica alle pareti del museo, gli restituiscono un insieme nuovo. Tra gli ambienti ricorda la sala iniziale, quella con le fotografie di piccolo formato e la sala dedicata alle immagini di Luigi Ghirri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *