Scott Bourne e Alessandro Sentieri: raccontare la fotografia e il paesaggio

Nella seconda puntata di Discorsi Fotografici incontriamo due fotografi molto diversi tra loro e attraversiamo tre modi di parlare di fotografia: il racconto e la divulgazione con Scott Bourne, il confronto tecnico del Photo Bar e il paesaggio con Alessandro Sentieri.

Federico Emmi, Silvio Villa e Mauro Lodadio discutono di attrezzatura, mercato e fotografia nello spazio pubblico, mentre le due interviste riportano la conversazione al rapporto fra immagini, esperienza, memoria, luce e capacità di emozionare chi guarda.

In questa puntata

Senza frontiere: intervista a Scott Bourne

Scott Bourne parla della fotografia come forma di racconto, del valore della divulgazione e dell’insegnamento, del rapporto ambivalente con le comunità online e della distanza fra possedere un’attrezzatura professionale e diventare un grande fotografo. L’intervista, inviata per e-mail, viene letta in studio da Federico Emmi e Silvio Villa.

Photo Bar: news, attrezzatura e fotografia nello spazio pubblico

Come scegliere la prima reflex? Partiamo da ergonomia, corredo e marchio, confrontiamo Canon, Nikon e Sony, parliamo della crescita del video nelle DSLR, degli extender Canon e del Nikon SB-700, fino a discutere il rapporto fra fotografia e spazio pubblico a partire dal caso Kuwait e dalle esperienze negli Stati Uniti e a Roma.

La camera oscura: intervista ad Alessandro Sentieri

Alessandro Sentieri racconta la propria fotografia di paesaggio a partire dalla Toscana e dal Mar Tirreno. Grandangoli, iperfocale, filtri a lastrina, treppiede, luce, attesa, bianco e nero e postproduzione diventano gli strumenti di un lavoro che trova il proprio compimento quando l’emozione passa dalla scena fotografata a chi osserva l’immagine.


Acolta la puntata:


I temi della puntata

La seconda puntata di Discorsi Fotografici mette in relazione due idee della fotografia apparentemente lontane. Da una parte c’è la dimensione del racconto, della divulgazione e della memoria; dall’altra la concretezza di corpi macchina, ottiche, filtri, software e condizioni di ripresa. Il filo conduttore è il modo in cui gli strumenti diventano significativi soltanto quando servono a costruire un punto di vista e a trasmetterlo.

Il dialogo attraversa così la cultura fotografica online del 2010, il mercato delle reflex, la nascita di nuove possibilità video, il rapporto con lo spazio pubblico e, nella parte finale, una pratica del paesaggio fondata sulla prossimità ai luoghi, sull’attesa della luce e sulla pazienza necessaria per tornare più volte davanti alla stessa scena.

Scott Bourne: fotografare significa raccontare

L’intervista a Scott Bourne arriva per e-mail e viene letta in studio: Federico pone le domande, mentre Silvio dà voce alle risposte. Il primo punto è netto. Per Bourne la fotografia consiste prima di tutto nel raccontare una storia e la capacità di diffonderla attraverso media diversi è parte integrante del lavoro del fotografo.

«Penso che la fotografia consista, prima di tutto, nel raccontare una storia.» — Scott Bourne

La divulgazione non accompagna da sempre la sua carriera. Bourne ricorda di avere lavorato per vent’anni come fotografo professionista prima di scrivere un articolo o insegnare in un workshop. Internet gli offre la possibilità di condividere maggiormente ciò che ha imparato, ma non viene descritto come una soluzione automatica: la rete contiene informazioni preziose e molto rumore.

Comunità, solitudine e capacità di scegliere

Bourne definisce la fotografia un’attività solitaria. Le comunità possono aiutare, ma diventano poco utili quando il fotografo non sa distinguere ciò che ha valore dal rumore. Le immagini migliori, racconta, sono spesso nate quando era solo e aveva il tempo necessario per immaginare l’immagine e la storia prima di realizzarla.

«La fotografia è un’attività solitaria.» — Scott Bourne

Anche la disponibilità di attrezzatura professionale a prezzi più accessibili non produce automaticamente fotografie migliori. L’analogia è semplice: possedere la stessa automobile di un grande pilota non significa vincere la 500 Miglia di Indianapolis. Lo strumento amplia le possibilità, ma non sostituisce esperienza, visione e capacità narrativa.

Fotografia naturalistica, passione e memoria

Parlando delle proprie fotografie di animali, Bourne racconta un rapporto personale con i soggetti e descrive il progetto sulle aquile calve in Alaska. La conclusione dell’intervista riporta però tutto a un principio più generale: seguire la passione, non preoccuparsi eccessivamente dell’attrezzatura e ricordare che una fotografia può preservare un momento per chi verrà dopo di noi.

«Seguite la vostra passione. Non preoccupatevi dell’attrezzatura. Pensate come chi racconta una storia.» — Scott Bourne

Il Photo Bar: quale reflex scegliere?

La discussione parte da una domanda tipica di quegli anni: quale reflex comprare per iniziare? Silvio propone di considerare anche il sistema utilizzato dagli amici, perché condividere ottiche ed esperienza può facilitare i primi passi. Federico mette al centro l’ergonomia, mentre Mauro racconta di essere entrato nel sistema Canon grazie al corredo già disponibile in famiglia.

Il confronto tocca Canon 50D e 60D, Nikon D90, D7000 e D3100 e alcune Sony Alpha. Il punto comune è che il corpo macchina può cambiare, mentre la scelta degli obiettivi tende a vincolare più a lungo il fotografo a un sistema.

Quando il video entra nelle reflex

Federico sposta la discussione sulla registrazione video, che nel 2010 sta diventando una funzione sempre più importante delle DSLR. Le possibilità offerte dalle reflex vengono avvicinate a quelle di una cinepresa, soprattutto per il controllo dell’immagine e delle ottiche, e mostrano quanto rapidamente stiano cambiando i confini fra fotografia e ripresa cinematografica.

Extender Canon e Nikon SB-700

Il Photo Bar passa quindi agli extender Canon 1,4× e 2×, pensati per aumentare la focale di determinati teleobiettivi e zoom professionali della serie L, e al flash Nikon SB-700, modello intermedio fra SB-600 e SB-900. Prezzi, disponibilità e caratteristiche vengono discussi nel contesto del dicembre 2010 e vanno letti come documento di quel momento.

Fotografare nello spazio pubblico

Una notizia circolata in rete sostiene che in Kuwait sia stato vietato fotografare per strada con una reflex; la smentita arriva quasi subito. Da questo episodio nasce una discussione più ampia. Silvio e Mauro ricordano di avere fotografato negli Stati Uniti senza particolari problemi, mentre Federico racconta episodi più restrittivi a Roma, fino alla richiesta di un permesso a San Pietro.

La conversazione si sposta anche sul rapporto con le persone. Chiedere il permesso, quando possibile, non viene presentato soltanto come prudenza, ma come modo per creare una relazione con chi entra nell’immagine.

Alessandro Sentieri: il paesaggio come luogo vissuto

La seconda intervista porta la puntata in Toscana. Alessandro Sentieri vive a pochi passi dal Mar Tirreno e lega la propria fotografia di paesaggio alla familiarità con il territorio e alla passione per la natura. Il mare, soprattutto d’inverno, è una presenza quotidiana: spiagge vuote, legni, alghe e materiali portati a riva diventano parte di un paesaggio percepito come più selvaggio.

Baratti, le Spiagge Bianche, Diaccia Botrona e le colline intorno a Orciano Pisano non sono semplicemente destinazioni fotografiche. Sono luoghi ai quali può tornare finché luce, atmosfera e composizione non coincidono con l’immagine cercata.

Grandangoli, iperfocale e filtri a lastrina

Sentieri usa una Nikon D700 full frame e una D300 a sensore ridotto. Predilige i grandangoli e una costruzione del paesaggio con un primo piano importante e uno sfondo leggibile, spesso in verticale e con la tecnica dell’iperfocale. Cita il 14–24 mm, il 16–35 mm e un 20 mm f/2,8, oltre a teleobiettivi utilizzati per isolare porzioni di paesaggio.

Per controllare le differenze di esposizione utilizza filtri a lastrina montati su holder. Preferisce risolvere il più possibile la scena in ripresa, pur riconoscendo alla postproduzione un ruolo fondamentale nella fotografia digitale.

ISO, treppiede e profondità di campo

Nella pratica paesaggistica privilegia sensibilità ISO basse, treppiede, scatto remoto e sollevamento preventivo dello specchio per limitare il micromosso. I diaframmi utilizzati sono normalmente compresi fra f/11 e f/16, evitando chiusure eccessive per non perdere nitidezza a causa della diffrazione.

La luce e il tempo dell’attesa

Per Sentieri la luce è il centro del lavoro. Il fotografo di paesaggio non può controllarla come in studio e deve quindi aspettare, tornare e accettare che il luogo non si presenti subito nelle condizioni desiderate. Le prime e le ultime ore della giornata sono spesso preferite, ma una delle fotografie che considera migliori è stata realizzata alle dieci del mattino: la regola non sostituisce ciò che accade davanti all’obiettivo.

«La luce, nella fotografia, è tutto.» — Alessandro Sentieri

Le uscite all’alba con altri fotografi aggiungono una dimensione collettiva. A Diaccia Botrona, dopo partenze nel cuore della notte, il gruppo trova anche un arcobaleno: il paesaggio diventa così esperienza condivisa prima ancora che immagine.

Bianco e nero, composizione e umore

Nel bianco e nero Sentieri cerca una buona gamma tonale e, in questa fase del proprio lavoro, predilige conversioni drammatiche, con neri profondi, bianchi netti e forte contrasto. Non trasforma però questa preferenza in una regola permanente: il modo di convertire un’immagine dipende anche dall’umore e può cambiare nel tempo.

«Penso però che il bianco e nero sia soprattutto una questione di pancia, di umore e di sensazioni.» — Alessandro Sentieri

Postproduzione e compimento dell’immagine

Il file RAW viene sviluppato in Capture NX; dopo il passaggio in TIFF, il lavoro prosegue in Photoshop. Sentieri cita gli U Point, l’algoritmo ALCE per il contrasto locale e alcuni filtri Nik Software, insistendo sull’uso consapevole degli strumenti e sulla necessità di correggere gli eventuali artefatti.

La conclusione dell’intervista chiarisce però quale sia per lui il vero criterio di riuscita: non l’attrezzatura, il software o la tecnica, ma il momento in cui qualcuno riconosce nell’immagine una sensazione e gliela restituisce.

«Mi emoziono soprattutto quando qualcuno, osservando una mia fotografia, mi dice: “Mi sono emozionato guardandola”.» — Alessandro Sentieri