Discorsi Fotografici è lieta di presentare il suo primo podcast. News, indiscrezioni, domande degli ascoltatori e un’intervista: da oggi è possibile seguire Discorsi Fotografici anche attraverso il proprio lettore MP3 o iPod.
Inauguriamo questa nuova funzione, cuore e principale novità del sito, con una puntata che unisce mercato fotografico, tecnica e cultura dell’immagine. Federico Emmi e Silvio Villa conducono il Photo Bar, rispondono alle prime domande arrivate dai lettori e incontrano la fotografa e artista Giovanna Griffo.
In questa puntata
Photo Bar: news e rumor fotografici
Apriamo con le indiscrezioni sulla possibile Nikon D800, con l’ipotesi di un ingresso Canon nel medio formato e con la tecnologia a specchio traslucido presentata da Sony sulle Alpha 55 e 33.
Quattro risposte a quattro domande: la posta degli ascoltatori
Rispondiamo ai primi quesiti arrivati attraverso il sito:
- luminosità e colori nella stampa rispetto al monitor;
- telecomandi per fulmini, temporali e fuochi d’artificio;
- filtri ND e GND;
- differenze tra pieno formato e sensore ridotto.
La camera oscura: intervista a Giovanna Griffo
Giovanna Griffo racconta una formazione cresciuta fra pittura, scultura e camera oscura. La conversazione attraversa creatività, apprendimento, fotografia dei bambini, grandangolo, bianco e nero, osservazione e postproduzione, fino all’esperienza di MaxArtis e alla necessità di costruire una cultura dell’immagine.
Ascolta la puntata:
Podcast: Play in new window | Download
I temi della puntata
La prima puntata di Discorsi Fotografici nasce dall’idea che la fotografia non debba essere soltanto mostrata, ma anche raccontata, discussa e ascoltata. In Italia il podcast fotografico è ancora un territorio quasi inesplorato, mentre negli Stati Uniti e in Inghilterra esistono già diverse esperienze dedicate alla cultura dell’immagine.
La struttura alterna le trasformazioni del mercato, i problemi concreti sottoposti dagli ascoltatori e una lunga intervista. Il filo conduttore è il rapporto fra strumenti e visione: la tecnica conta, ma acquista senso quando aiuta a capire che cosa il fotografo vuole vedere, raccontare e condividere.
La nascita di Discorsi Fotografici
Discorsi Fotografici nasce dall’incontro tra due idee. La prima è creare uno spazio nel quale ogni fotografo possa raccontare l’esperienza dei propri scatti; la seconda consiste nel dare alla fotografia una forma sonora, attraverso un podcast interamente dedicato alle immagini.
Dietro una fotografia esistono scelte, incontri, difficoltà tecniche e motivazioni personali che possono essere raccontati attraverso la voce. Il podcast vuole affiancare alle immagini una conversazione capace di approfondirne il significato, senza limitarsi alle prove di fotocamere e obiettivi.
Il Photo Bar: Nikon D800, Canon e Sony
La prima notizia riguarda la possibile erede della Nikon D700. Su Amazon Francia è comparso il collegamento a un volume della collana «Ottenere il massimo da…», dedicato a una macchina chiamata Nikon D800 e previsto per aprile 2011. Le indiscrezioni parlano di un sensore full frame da 24 megapixel, video Full HD e un prezzo fra 1.700 e 1.800 euro, ma non concordano sulla data di presentazione.
La diffusione della Canon 5D Mark II alimenta invece l’ipotesi, riportata da Canon Rumors, che l’azienda possa ripensare la serie professionale 1Ds e guardare al medio formato. Si tratta di una possibilità non confermata, ma significativa delle trasformazioni introdotte dalle reflex full frame relativamente accessibili.
Sony propone una strada differente con le Alpha 55 e 33. Lo specchio traslucido resta fermo: una parte della luce viene inviata al sistema di messa a fuoco e di misurazione, mentre il resto raggiunge il sensore. In questo modo si mantiene l’autofocus continuo e si riduce il limite meccanico che lo specchio mobile impone alla raffica.
«La luce lo attraversa e viene indirizzata in parte verso il sistema di messa a fuoco e di misurazione dell’esposizione, mentre il resto raggiunge direttamente il sensore.» — Silvio Villa
Monitor, stampa e calibrazione
La prima domanda degli ascoltatori riguarda la differenza fra ciò che si vede sul monitor e ciò che restituisce la carta. Lo schermo emette luce, mentre la stampa la riflette; sintesi additiva e sintesi sottrattiva producono quindi esperienze visive differenti.
Un monitor calibrato con un dispositivo hardware e un flusso di lavoro coerente in sRGB aiutano ad avvicinare i colori. Per la luminosità può essere utile stampare più versioni della stessa immagine con piccole variazioni, così da individuare una correzione ripetibile senza inseguire una corrispondenza assoluta.
«Non fissarti troppo sull’esatta corrispondenza tra ciò che vedi sul monitor e ciò che vedi sulla stampa.» — Silvio Villa
Telecomandi, filtri GND e formato del sensore
Per fulmini, temporali e fuochi d’artificio vengono confrontati i telecomandi semplici con quelli programmabili, capaci di impostare durata e frequenza degli scatti. Federico cita il Canon TC-80N3; Silvio indica come corrispondente Nikon l’MC-36.
I filtri GND servono invece a compensare la differenza di luminosità fra cielo e terreno. Una parte del filtro è più scura e degrada verso la trasparenza, permettendo di controllare il cielo senza sottoesporre il paesaggio; i filtri ND uniformi consentono, fra l’altro, tempi più lunghi in piena luce.
Il passaggio al full frame non viene presentato come un miglioramento automatico. Un sensore più grande modifica l’angolo di campo e offre vantaggi specifici, mentre una macchina con sensore ridotto può essere più rapida e continuare a soddisfare pienamente il fotografo.
«Se non hai una full frame ma possiedi già una macchina che ti soddisfa, probabilmente non vale ancora la pena cambiarla.» — Silvio Villa
Giovanna Griffo: crescere dentro l’arte
Giovanna Griffo è figlia di una pittrice e di uno scultore. Il padre, anche appassionato di fotografia, comincia a portarla in camera oscura quando ha sei anni. L’esperienza dell’immagine che nasce sulla carta segna l’inizio di un rapporto con la fotografia che dura da più di trent’anni.
Il primo punto sul quale insiste è spesso trascurato: fotografare deve essere anche divertente. Studio, professione e ricerca non dovrebbero cancellare il gioco e la libertà necessari per sperimentare.
«Penso che oggi ci si sia dimenticati che la fotografia è anche divertimento.» — Giovanna Griffo
La tecnologia come strumento di apprendimento
La diffusione di compatte e fotocamere prosumer permette a più persone di avvicinarsi alla fotografia senza un investimento iniziale elevato. Il digitale offre inoltre un vantaggio decisivo: vedere subito il risultato, riconoscere l’errore e correggerlo rende l’apprendimento molto più rapido di quanto fosse con l’attesa dello sviluppo e della stampa.
«La fotografia non è soltanto tecnica e non è soltanto qualità: è fondamentalmente comunicazione e messaggio.» — Giovanna Griffo
Giovanna racconta di avere iniziato con una Leica del padre e un 90 millimetri, usati per circa vent’anni. Nel 2005 passa a una Nikon D70, poi a una D80 e infine alla D700. Il corredo comprende il Nikkor 14–24 mm, un 50 mm f/1.4, il 105 mm Micro-Nikkor e il 70–200 mm.
Lo sguardo, i bambini e la relazione
L’intervista affronta la possibilità che uomini e donne possiedano, mediamente, sensibilità diverse nel fotografare persone e bambini. Giovanna collega lo sguardo femminile a una maggiore abitudine culturale all’empatia, precisando però che non si tratta di una regola applicabile a ogni autore.
Per fotografare i bambini consiglia di entrare nel loro mondo, giocare e soprattutto abbassarsi fino alla loro altezza. Mostrare le immagini sul display aiuta a conquistare la fiducia; affidare loro la fotocamera può rivelare punti di vista che gli adulti non immaginano.
«Bisogna buttarci per terra, lanciare le cose per aria e gattonare.» — Giovanna Griffo
Grandangolo, colore e bianco e nero
Il supergrandangolare è per Giovanna uno strumento interpretativo. Avvicinandosi agli oggetti in primo piano, altera le proporzioni: elementi piccoli diventano enormi e le persone possono apparire minuscole rispetto alla natura. L’obiettivo non è riprodurre ciò che l’occhio vede, ma offrire una visione esasperata.
«Il mio scopo è interpretare la realtà.» — Giovanna Griffo
Anche il bianco e nero deve rispondere a una necessità. Il colore può costituire l’intero messaggio di una fotografia; eliminarlo senza ragione significa snaturarla. Il monocromo riduce la scena a forme, luce e rapporti tonali e richiede quindi una composizione particolarmente solida.
«Ultimamente noto che il bianco e nero viene utilizzato un po’ a sproposito, come se fosse una salsa adatta a qualsiasi piatto.» — Giovanna Griffo
Imparare a fotografare senza macchina
Per educare lo sguardo Giovanna suggerisce di uscire senza fotocamera e costruire prima le immagini nella propria testa. Con la macchina sempre in mano, ogni stimolo rischia di trasformarsi in una raffica; senza, si osservano più attentamente luce, forme e particolari.
«Bisogna imparare a guardare il mondo senza quell’ansia da scatto.» — Giovanna Griffo
Le uscite possono essere pianificate quando si lavora a un portfolio o a un progetto e, nel paesaggio, in relazione al meteo. Resta però la necessità di essere pronti davanti a ciò che si presenta improvvisamente: la fotografia può essere costruita oppure capitare davanti agli occhi.
Postproduzione e onestà intellettuale
Il rapporto con la postproduzione richiede una distinzione. Nel reportage e nella fotografia documentaria deve essere conservata la massima veridicità possibile; gli interventi non possono alterare l’essenza dell’evento. Nella fotografia creativa e interpretativa, invece, la postproduzione può diventare parte del processo espressivo.
«La fotografia non ha mai mostrato la realtà, ma mostra l’idea che si ha della realtà.» — Giovanna Griffo
La libertà di manipolare anche fortemente una fotografia deve essere accompagnata da un patto di onestà intellettuale. Chi guarda deve poter capire se l’immagine documenta un fatto oppure presenta la visione dell’autore; ciò che conta è che l’intervento sia evidente, palese e dichiarato.
MaxArtis e la cultura della critica
MaxArtis nasce nel dicembre 2005 per offrire uno spazio dedicato alla cultura fotografica, al confronto e a una crescita onesta. La comunità vuole distinguersi dai luoghi nei quali le fotografie ricevono soltanto commenti generici: un giudizio aiuta quando spiega perché un’immagine funziona o quali aspetti potrebbero essere migliorati.
In cinque anni il progetto passa da quattro persone a più di cinquemila utenti e affianca alla comunità tutorial, corsi e workshop dal vivo. Il lavoro dello staff punta a fornire strumenti per leggere le immagini, in un ambiente nel quale si parla poco di macchine fotografiche e molto di fotografia.
«Sia in senso positivo sia in senso negativo, avrei bisogno di una critica argomentata.» — Giovanna Griffo
