In questo nuovo appuntamento con il podcast di Discorsi Fotografici incontriamo Ray Banhoff attraverso Supersosia, progetto presentato a Cortona On The Move 2025 e costruito attorno a persone che hanno scelto di assumere il volto, gli abiti, i gesti e, in alcuni casi, l’identità quotidiana di un personaggio famoso.
La conversazione è stata registrata durante le giornate inaugurali del festival nel 2025. Le nostre domande originali non erano sufficientemente chiare nell’audio e sono state quindi sostituite da una nuova narrazione, mantenendo l’ordine dell’incontro e conservando integralmente le risposte di Ray Banhoff.
In questa puntata
Supersosia e l’identità attraverso la finzione
Un progetto sui sosia che diventa un’indagine sul modo in cui un’identità presa in prestito può permettere a una persona di rendere visibile una parte più autentica di sé.
Dall’accumulo al progetto
Banhoff racconta una pratica nata senza un piano prestabilito: fotografie raccolte e conservate per anni, fino al momento in cui la ricorrenza dei soggetti rivela l’esistenza di un lavoro unitario.
Fotografia, scrittura e biografia
Le immagini non bastano da sole. Le storie dei protagonisti — lutti, riscatti, frustrazioni, desideri — entrano nel progetto attraverso la scrittura e cambiano il modo in cui osserviamo i ritratti.
Vasco Rossi, Freddie Mercury e il bisogno di un mito
Dai molti sosia di Vasco Rossi a Dino Moroni e Piero Epifani, la conversazione attraversa personaggi che non si limitano a imitare una celebrità, ma la trasformano in una forma di riconoscimento personale e sociale.
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I temi di questa puntata
Copiare per trovare il proprio linguaggio
Il percorso fotografico di Ray Banhoff non nasce da una formazione lineare. Le macchine fotografiche del padre fanno parte dell’infanzia, ma la tecnica inizialmente lo allontana dallo strumento. Da adulto riscopre la fotografia americana e la street photography attraverso Gilden, Winogrand, Meyerowitz, Friedlander e Diane Arbus. Il primo esercizio è dichiaratamente imitativo: copiare ciò che lo attrae per capire come costruire un linguaggio proprio.
L’archivio viene prima del progetto
Supersosia prende forma dopo che le fotografie esistono già. Banhoff racconta di averle accumulate in un hard disk senza sapere che sarebbero diventate un lavoro; solo in seguito riconosce una ricorrenza e decide di strutturarle.
«Io sono un accumulatore seriale e accumulavo anche queste fotografie prima di capire che erano un lavoro.» — Ray Banhoff
Essere più se stessi attraverso una finzione
La tesi più paradossale della conversazione riguarda il rapporto tra autenticità e imitazione. Secondo Banhoff, una società che celebra la differenza a parole tende spesso a premiare il consenso e l’omologazione. Il sosia può allora usare una figura già riconoscibile per sottrarsi alle identità previste dalla famiglia, dal lavoro e dall’ambiente sociale.
«Sei più te stesso essendo finto.» — Ray Banhoff
La scelta del personaggio, aggiunge, non è casuale: Vasco Rossi, Elvis Presley o Freddie Mercury offrono repertori diversi di gesti, emozioni e valori attraverso i quali ciascuno può raccontare qualcosa di sé.
«Ognuno non sceglie un mito a caso, sceglie il mito di cui ha bisogno.» — Ray Banhoff
Fotografare le facce, scrivere le vite
Per Banhoff fotografia e scrittura sono strumenti complementari. Le fotografie gli permettono di “collezionare facce e riportarsele a casa”; la scrittura prolunga l’incontro e introduce la biografia. È in quelle storie che una somiglianza apparentemente comica può rivelare un lutto, una forma di riscatto o la necessità di ricostruire la propria presenza nel mondo.
La normalità come adattamento
La conversazione si sposta quindi sulla normalità. Banhoff la descrive come la condizione in cui non si creano problemi agli altri, mentre gli “eccentrici” che lo attraggono interrompono quella prevedibilità. La stessa curiosità lo porta dentro le case, dove costumi, fotografie, strumenti musicali, reliquie e decorazioni diventano parte del ritratto.
I molti Vasco e il Freddie Mercury di Manduria
I sosia di Vasco Rossi costituiscono una comunità ricca di storie: il personaggio può diventare memoria di una persona amata, mestiere, rituale collettivo o spazio di riconoscimento. Il caso di Dino Moroni, in arte Arcano, spinge il rapporto fra originale e copia fino al rovesciamento; Piero Epifani, in arte Piero Venery, porta invece Freddie Mercury dentro ogni ambito della vita quotidiana, trasformando una fragilità giovanile in una presenza pubblica.
Ray Banhoff dentro Supersosia
Nel finale il progetto si richiude sul suo autore. Banhoff racconta di essere stato chiamato prima Pinocchio e poi Gesù, associazioni che da ragazzo viveva come una forma di derisione. Con il tempo ha raccolto croci e immagini cristiane e ha accettato di trasformarsi, anche nella fanzine, nel proprio “sosia di Gesù”. Il passaggio decisivo arriva quando riconosce di aver compiuto lo stesso gesto dei protagonisti fotografati: usare l’aspetto, gli abiti e una figura riconoscibile per opporsi alla normalità che gli altri si aspettavano.
«Ho fatto esattamente come quelli che ho fotografato.» — Ray Banhoff
La maschera, allora, non serve necessariamente a nascondere qualcuno. Può essere il modo attraverso il quale una persona riesce finalmente ad apparire.
