In questa puntata di Discorsi Fotografici torniamo a ospitare Lorenzo Valloriani per parlare di Firenze Fuori Campo, progetto dedicato alla parte meno codificata della sua città. Nel 2020 avevamo già affrontato con lui Ventennio, lavoro sulle tracce dell’architettura fascista nel paesaggio italiano; questa volta lo sguardo si sposta sulla Firenze quotidiana, periferica e apparentemente anonima che resta fuori dall’iconografia monumentale e turistica.
In questa puntata
Firenze oltre la propria immagine
Valloriani fotografa la città nei luoghi in cui perde i tratti immediatamente riconoscibili e torna a somigliare a molte altre realtà italiane: periferie, parcheggi, rotatorie, viali di scorrimento, architetture funzionali e spazi di transizione.
Il fuori campo come metodo
Il titolo prende in prestito un concetto del cinema: osservare ciò che appartiene allo spazio ma resta escluso dall’inquadratura dominante. Non una negazione della Firenze storica, ma uno sguardo laterale che le affianca un’altra possibilità di rappresentazione.
Archeologia del presente
La fotografia diventa un modo per fermare l’abitudine visiva, leggere stratificazioni e raccogliere tracce. Da qui l’idea del fotografo come detective e della serie come dossier di indizi lasciati allo spettatore.
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I temi di questa puntata
Firenze anonima e il paesaggio urbano italiano
Attraversando i margini, Firenze perde progressivamente ciò che la rende unica nell’immaginario collettivo. Per Valloriani questo anonimato non è un difetto: permette di leggere la città dentro una storia urbana condivisa, fatta di espansioni, infrastrutture e trasformazioni lente che hanno prodotto paesaggi simili da nord a sud.
«Quello che mi interessava era capire cosa restava fuori da questo immaginario così potente.» — Lorenzo Valloriani
Una tradizione documentaria del quotidiano
Il lavoro si colloca consapevolmente nel solco della fotografia documentaria e di paesaggio. Valloriani cita Walker Evans, i New Topographics, la scuola di Düsseldorf e Viaggio in Italia: esperienze diverse, accomunate dalla capacità di interrompere l’abitudine e rendere visibile ciò che la familiarità tende a cancellare.
Che cosa significa “fuori campo”
Il termine viene dal cinema e indica ciò che esiste nello spazio pur non entrando nell’inquadratura. Applicato a Firenze, diventa un modo per interrogare i luoghi che non compaiono nelle guide e nelle immagini più consumate della città. Il progetto non vuole correggere o negare l’iconografia canonica: vuole semplicemente guardarle accanto.
«Il termine fuori campo l’ho preso in prestito dal cinema.» — Lorenzo Valloriani
Margini, transizioni e trasformazioni di Firenze
Valloriani cerca parcheggi, rotatorie, architetture vernacolari, zone funzionali e luoghi che hanno perso o non hanno ancora trovato una funzione precisa. La riflessione si allarga alla trasformazione urbanistica della città, dagli interventi ottocenteschi di Firenze capitale fino all’espansione contemporanea verso la pianura nord-occidentale.
Archeologia del presente e gerarchie dello sguardo
La formazione in storia dell’arte rende ancora più evidente, per Valloriani, il peso di una città che sembra avere già stabilito che cosa meriti attenzione. Fotografare il resto significa quindi lavorare anche contro un riflesso condizionato: smontare la gerarchia tra monumento e sfondo, tra ciò che è riconosciuto e ciò che normalmente scivola fuori dallo sguardo.
L’assenza delle persone e il bianco e nero
La presenza umana emerge soprattutto attraverso le conseguenze delle azioni: edifici, segni, infrastrutture, trasformazioni. Togliere la figura, spiega Valloriani, può far emergere la collettività e ridurre una narrativa immediata. Il bianco e nero, utilizzato per la prima volta in modo così esteso in un suo progetto, serve ad asciugare la visione e a concentrarla sulla struttura della città.
«La città non è mai vuota, anche quando sembra esserlo.» — Lorenzo Valloriani
Progettare senza chiudere il progetto
Il lavoro nasce dall’equilibrio fra preparazione e disponibilità all’imprevisto. Valloriani studia le zone su Google Maps e pianifica percorsi, ma considera essenziale che il luogo possa smentire ciò che aveva immaginato. Richiama Guido Guidi per definire il progetto come qualcosa che si forma durante l’opera, Wim Wenders per il valore del perdersi e Gerry Johansson per l’idea che, nel momento dello scatto, pensare meno possa significare vedere meglio.
La fotografia come raccolta di indizi
Nella parte finale dell’intervista la città diventa un campo di tracce. Il fotografo non offre una soluzione, ma seleziona indizi e costruisce un dossier visivo che lo spettatore deve mettere in relazione. Il richiamo a Walter Benjamin ed Eugène Atget rafforza questa idea della fotografia come prova, dettaglio e scena da interrogare.
Un progetto ancora in corso
Firenze Fuori Campo è iniziato nel 2024 e Valloriani non lo considera concluso. Tornare sugli stessi luoghi significa registrare una città che continua a cambiare e approfondire la tensione fra iconografia e invisibilità. È una direzione che va oltre Firenze: ogni città, nelle sue parole, possiede un proprio fuori campo.
«Alla fine io ho lavorato sul fuori campo di Firenze, ma ogni città ha il suo fuori campo.» — Lorenzo Valloriani
