Livio Senigalliesi: fotografare la guerra, parlare di pace, conoscere la società.

Livio Senigalliesi, di cui di recente abbiamo pubblicato un’intervista sul Magazine, raggiunge i nostri microfoni per parlarci ancora una volta di quanto sia importante andare al di là dell’informazione mainstream per conoscere la verità. Dai campi di battaglia alle battaglie sociali, la strada per la conoscenza è tortuosa e richiede impegno, come Livio ci racconta in questa lunga intervista per il nostro podcast.

L’intervista

Dalla pagina di biografia ufficiale del suo sito:

Inizia la carriera di fotogiornalista alla fine degli anni ’70 dedicandosi ai grandi temi della realtà italiana usando la fotocamera come strumento di analisi sociale.

Dopo anni di militanza nel collettivo del quotidiano il Manifesto, negli anni ’80 amplia il raggio delle collaborazioni e rivolge sempre di più la sua attenzione all’attualità internazionale pubblicando ampi reportage sulle maggiori testate nazionali ed estere.

La passione per la fotografia intesa come testimonianza e l’attenzione ai fatti storici di questi ultimi decenni l’hanno portato su fronti caldi come il Medio-Oriente ed il Kurdistan durante la guerra del Golfo, nella Berlino della divisione e della riunificazione, a Mosca durante i giorni del golpe che sancirono la fine dell’Unione Sovietica, a Sarajevo ha vissuto tra la gente l’assedio più lungo della Storia.

Ha seguito tutte la fasi del conflitto nell’ex-Jugoslavia e documentato le atroci conseguenze di guerre e genocidi in Africa e sud-est asiatico.

Negli ultimi anni ha focalizzato le sue energie su due progetti: quello dedicato alle vittime civili dei conflitti e quello sulla condizione umana degli immigrati seguendo le rotte migratorie nel Mediterraneo e i progetti di accoglienza per i richiedenti asilo nel nostro Paese.

Oltre alle mostre e ai libri, realizza progetti didattici per gli studenti delle scuole affinché la sua testimonianza diretta avvicini i giovani ai temi della pace e della guerra ed alla comprensione delle migrazioni forzate.

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