Insta360 Wave sul tavolo, un anno fotografico ancora tutto da immaginare e una instax mini LiPlay+ da provare sul campo: il primo Fotobar del 2026 mette insieme strumenti reali, esperienza diretta e speculazioni sul futuro del mercato.
Federico Emmi e Silvio Villa partono dall’audio e da quanto è cambiato il modo di produrre Discorsi Fotografici dal 2010 a oggi. Wave diventa così l’occasione per parlare di registrazione autonoma, beamforming, memoria interna e funzioni di intelligenza artificiale applicate a trascrizioni, riepiloghi e organizzazione delle conversazioni.
Nella parte centrale Francesco Carlini passa in rassegna i principali marchi e prova a immaginare quali prodotti potrebbero caratterizzare il 2026: una Canon più attenta alla street photography e al linguaggio vintage, il possibile ritorno della Fujifilm X-Pro, nuove direzioni per Leica e Nikon, una Panasonic compatta aggiornata e un rilancio delle linee Sony dedicate al video e alle compatte premium. Sono ipotesi formulate nel gennaio 2026, non annunci: conservarle nella loro prospettiva originale permette anche di rileggere nel tempo ciò che il mercato sembrava promettere.
Un’eccezione è la RICOH GR IV Monochrome, annunciata ufficialmente il 14 gennaio 2026 e quindi appena diventata realtà al momento della pubblicazione della puntata.
La chiusura è dedicata alla instax mini LiPlay+, provata da Silvio Villa: una fotocamera istantanea ibrida che è anche stampante per smartphone, con fotocamera selfie, Layered Photo Mode, registrazione audio e Sound Print tramite QR code.
In questa puntata
Insta360 Wave e l’evoluzione del podcast
Dai microfoni Shure della parrocchia, dal mixer e dalle interviste registrate attraverso il telefono fisso a un dispositivo autonomo con otto microfoni, beamforming, memoria interna e registrazione senza computer: Federico e Silvio usano Wave per ripercorrere quindici anni di cambiamenti nel modo di produrre il podcast.
InSight e l’intelligenza artificiale applicata all’audio
Trascrizioni, riconoscimento degli interlocutori, riepiloghi, attività e interrogazione delle conversazioni attraverso modelli di intelligenza artificiale trasformano la registrazione in un materiale che può essere organizzato, cercato e rielaborato.
Cosa potrebbe uscire nel 2026
Francesco Carlini attraversa Canon, Fujifilm, Leica, Nikon, Panasonic e Sony come una mappa di desideri, rumor e ipotesi: corpi vintage, nuove ammiraglie, il ritorno di linee trascurate e soprattutto una rinnovata attenzione verso compatte e fotocamere costruite attorno a un’esperienza specifica.
RICOH GR IV Monochrome
La compatta monocromatica di Ricoh, annunciata il giorno precedente la pubblicazione della puntata, apre una riflessione sulle fotocamere di nicchia e su un mercato che potrebbe tornare a proporre strumenti meno universali e più legati al piacere personale di fotografare.
instax mini LiPlay+
Silvio racconta ciò che funziona e ciò che convince meno nella nuova istantanea ibrida Fujifilm, soffermandosi su formato verticale, selfie, Layered Photo Mode, Sound Print, memoria interna e sul rapporto fra file digitale e stampa fisica.
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I temi di questa puntata
Dal 2010 a Wave: quando la tecnologia smette di occupare la conversazione
Il confronto con i primi anni di Discorsi Fotografici non è soltanto nostalgico. Federico e Silvio ricordano microfoni, mixer, connessioni lente, registrazioni dal telefono fisso e set nei quali una parte consistente dell’attenzione era assorbita dalla tecnica. Con Wave, invece, registrazione, controllo della voce e memorizzazione diventano molto più autonome.
Il cambiamento più interessante non è quindi soltanto l’aumento della qualità sonora, ma la possibilità che lo strumento si faccia meno invasivo mentre si parla.
«Non stiamo parlando solo di tecnologia, ma stiamo parlando anche di come le persone comunicano, lavorano e pensano insieme.» — Federico Emmi
Quando l’audio diventa materiale interrogabile
Insta360 InSight porta la conversazione oltre la semplice registrazione: trascrive, distingue gli interlocutori, produce riepiloghi e attività e consente di interrogare ciò che è stato registrato.
«L’audio diventa un po’ conoscenza.» — Silvio Villa
Per un podcast, la trasformazione è significativa: la registrazione non è più soltanto il file da montare e pubblicare, ma può diventare anche una base strutturata per trascrizioni, archivi e successive ricerche editoriali.
Canon, Fujifilm e il desiderio di una macchina diversa
La parte dedicata alle previsioni si apre con Canon e Fujifilm. Francesco Carlini immagina per Canon una possibile fotocamera dal linguaggio vintage, mentre Federico Emmi sposta il ragionamento sullo spazio lasciato libero nel settore street: un corpo piccolo e discreto, eventualmente APS-C, capace di sfruttare ottiche compatte senza adattare alla street macchine nate per altri generi.
Su Fujifilm ritorna invece l’attesa per una nuova X-Pro. La discussione incrocia X-T6 e X-H3, ma soprattutto l’idea che la linea X-Pro rappresenti ancora un modo specifico di intendere la fotografia e che proprio per questo continui a generare aspettative.
Leica, Nikon, Panasonic e Sony: ipotesi da conservare nel loro tempo
Le previsioni proseguono con Leica, Nikon, Panasonic e Sony. Si parla di possibili evoluzioni delle linee M e Z, di nuove ammiraglie, di una Panasonic S1H aggiornata e soprattutto dell’eventuale ritorno di compatte come la LX100 e la Sony RX100.
Sono speculazioni del 15 gennaio 2026 e vengono conservate come tali. Il loro interesse archivistico non consiste soltanto nell’aver eventualmente anticipato un prodotto, ma nel mostrare quali esigenze apparivano allora scoperte: corpi più piccoli, linee video da aggiornare, compatte premium e modelli capaci di recuperare identità storiche dei marchi.
RICOH GR IV Monochrome e le fotocamere per passione
La RICOH GR IV Monochrome occupa una posizione diversa: al momento della puntata era già stata annunciata. Da qui nasce il confronto fra una strategia costruita attorno a un prodotto fortemente caratterizzato e quella dei grandi marchi, percepiti come più concentrati sul mercato professionale.
«Prodotti giocosi, chiamiamoli così, quindi per il puro divertimento, per la pura passione.» — Francesco Carlini
Il monocromatico diventa così meno importante come semplice specifica e più interessante come segnale di un mercato nel quale possono tornare ad avere spazio strumenti volutamente specialistici.
instax mini LiPlay+: fotocamera e stampante nello stesso oggetto
Nell’ultima parte Silvio Villa passa dalla previsione alla prova sul campo. La mini LiPlay+ può scattare e stampare direttamente, ma può anche funzionare come stampante per le fotografie dello smartphone. La fotocamera selfie e la Layered Photo Mode permettono inoltre di combinare due riprese nella stessa stampa.
A questo si aggiunge Sound Print: un audio registrato al momento dello scatto può essere richiamato successivamente attraverso un QR code stampato sulla fotografia. L’immagine diventa così un piccolo oggetto capace di conservare anche una traccia sonora del momento.
I limiti della LiPlay+ fanno parte del suo uso
Silvio segnala anche gli aspetti che gli sono risultati meno immediati: l’orientamento verticale, l’assenza dello specchietto dei modelli precedenti, alcuni passaggi operativi poco rapidi e una memoria interna limitata. Ma proprio la memoria e la risoluzione del file mostrano quanto sia fuorviante giudicare la LiPlay+ come una normale fotocamera digitale.
Il sensore e il flusso di lavoro sono pensati per arrivare alla stampa mini. Trasferire i file al computer per osservarli ingranditi significa in parte sottrarli al contesto per cui sono stati prodotti.
Stampare per consegnare una fotografia
La riflessione conclusiva torna alla funzione sociale della fotografia istantanea. La stampa non serve soltanto a sottrarre un’immagine alla memoria del telefono: può essere data a qualcuno, diventando un oggetto condiviso.
«Il cuore della filosofia instax è la creatività sul momento.» — Silvio Villa
È un gesto semplice, ma riassume bene il filo che unisce l’intera puntata: strumenti diversi possono avere senso non perché fanno tutto, ma perché cambiano il modo in cui si vive un’esperienza fotografica.
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