In questa puntata scopriamo la FUJIFILM GFX ETERNA 55 da due prospettive diverse ma complementari: da una parte il prodotto, il progetto tecnologico e il suo posizionamento nel mondo della produzione cinematografica professionale; dall’altra le immagini, gli autori e le forme culturali attraverso cui quella stessa tecnologia può essere raccontata e messa alla prova.
In questa puntata
GFX ETERNA 55 e il progetto cinematografico
Con Francesco Spisti entriamo nel progetto tecnologico della nuova cinema camera Fujifilm: sensore Large Format, cultura del colore, pellicola ETERNA, workflow e posizionamento professionale.
Un ecosistema di ottiche e camera
Premista, Cabrio, MKX, adattatori PL e il GF32-90mmT3.5 PZ OIS WR mostrano come GFX ETERNA 55 si inserisca in un sistema più ampio destinato alle produzioni cinematografiche.
Dove Sono Mamma e Papà? – Left Alone
Con Silvia Carapellese passiamo dalla camera alle immagini: il cortometraggio diretto da Fabio Rao, con fotografia di Mauro Fiore, ASC, nasce attorno a GFX ETERNA 55 senza ridursi a una semplice dimostrazione tecnica.
Tecnologia, autori e cultura dell’immagine
La seconda intervista affronta il rapporto fra brand e autonomia creativa, il dialogo con autori e professionisti e le differenze fra filiera fotografica e produzione cinematografica.
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I temi di questa puntata
L’ingresso di Fujifilm nelle cinema camera professionali
GFX ETERNA 55 rappresenta un passaggio nuovo per Fujifilm: alla lunga storia nella pellicola, nella gestione del colore e nelle ottiche si aggiunge una camera cinematografica proprietaria. Francesco Spisti racconta il prodotto come il completamento di un ecosistema professionale e non come una camera ibrida generalista.
«GFX ETERNA 55 rappresenta per Fujifilm un punto di svolta strategico.» — Francesco Spisti
ETERNA: dal negativo cinematografico al digitale
Il nome ETERNA riporta direttamente alla storia delle pellicole cinematografiche Fujifilm. La conversazione affronta morbidezza, resa tonale, alte luci, ombre e quella ricerca di carattere che nel cinema non coincide necessariamente con la massima nitidezza possibile.
«La cultura della pellicola è il DNA di Fujifilm.» — Francesco Spisti
Large Format e costruzione dell’immagine
Il sensore di GFX ETERNA 55 viene discusso non soltanto come dato tecnico, ma per le conseguenze sul modo di lavorare con profondità, fuoco, luce e volti. Il 55 del nome rimanda alla diagonale del sensore e diventa il punto di partenza per ragionare sulle possibilità espressive del formato.
Premista, Cabrio, MKX e GF32-90mm
La camera viene inserita nel percorso video e cinema Fujifilm già costruito con X Series, GFX e le ottiche Fujinon. La conversazione attraversa MKX, Cabrio, Premista, adattatori PL e il GF32-90mmT3.5 PZ OIS WR, sottolineando l’importanza di non percepire GFX ETERNA 55 come un corpo isolato.
Workflow e pubblico professionale
Registrazione, RAW, post-produzione, color grading e compatibilità con flussi di lavoro consolidati portano la discussione sul terreno operativo. Spisti identifica come pubblico filmmaker, direttori della fotografia e produzioni orientate a un’estetica distintiva.
«GFX ETERNA 55 non è una camera generalista […] è un prodotto pensato per chi vuole fare la differenza con l’immagine.» — Francesco Spisti
Dalla camera al cortometraggio
La seconda intervista sposta intenzionalmente il centro. Silvia Carapellese racconta Dove Sono Mamma e Papà? – Left Alone, diretto da Fabio Rao con fotografia di Mauro Fiore, ASC, come sviluppo di una collaborazione precedente e come occasione per mettere GFX ETERNA 55 dentro una produzione narrativa.
L’autonomia del racconto
Regia, sceneggiatura, cast e fotografia vengono affidati ai professionisti con ampia libertà creativa. La parte più direttamente commerciale viene separata dal cortometraggio e affidata a contenuti paralleli che mostrano prodotto e backstage.
«Volevamo realizzare un progetto che risultasse più un cortometraggio indipendente che un’operazione pubblicitaria.» — Silvia Carapellese
Il mezzo come partner narrativo
Carapellese descrive il rapporto con la camera in termini di feeling e di collaborazione creativa: lo strumento deve aiutare il racconto senza diventare il soggetto del racconto.
«Il mezzo diventa un partner narrativo molto più che uno strumento di lavoro e un dispositivo tecnico.» — Silvia Carapellese
Fotografia e cinema: scale produttive diverse
L’ultima parte allarga il discorso alle differenze fra fotografia e cinema. Tempi, budget, numero di professionisti, post-produzione, distribuzione, festival e pubblico rendono il cinema una filiera molto più lunga, ma le contaminazioni culturali fra i due linguaggi rimangono continue.
Scuole, giovani autori e un nuovo percorso
Guardando ai prossimi sviluppi, Carapellese parla di scuole, studenti, residenze e nuovi progetti culturali. Nel finale propone una lettura metaforica del cortometraggio come romanzo di formazione: Fujifilm entra in una nuova realtà cinematografica cercando di imparare senza dimenticare pellicola, colore e storia del brand.
