Robert Caputo e Cary Wolinsky: National Geographic, fotografia e responsabilità — Photo Bar tra Lytro, stabilizzazione e archiviazione

Pubblichiamo l’ottava puntata di Discorsi Fotografici. In Senza Frontiere incontriamo Robert Caputo e Cary Wolinsky, due fotografi con una lunga esperienza al National Geographic, per parlare di libertà e responsabilità nel reportage, rapporto con gli editor, insegnamento della fotografia, creatività e relazione con le persone fotografate. Le loro risposte ci portano anche dentro PixBoomBa, il progetto con cui sperimentano un modo più leggero e ironico di insegnare fotografia.

Nel Photo Bar ci raggiunge Andrea Biagianti. Partiamo dalla nuova Lytro e dalla possibilità di modificare la messa a fuoco dopo lo scatto, per arrivare alla stabilizzazione, al micromosso, alla gestione dell’archivio digitale, ai RAW, al DNG, ai sistemi di backup e ai software che stanno cambiando il rapporto fra fotografia amatoriale e professionale. In apertura lanciamo inoltre il primo concorso gratuito di Discorsi Fotografici: in palio Fotoelaborazione: creatività e tecnica di Katrin Eismann e Seán Duggan.

In questa puntata

Robert Caputo e Cary Wolinsky: libertà e responsabilità

Al National Geographic la libertà del fotografo coincide con una grande responsabilità: proporre le storie, fare ricerca, organizzare la logistica, lavorare sul campo e tornare con un progetto capace di diventare pubblicazione. Caputo e Wolinsky raccontano anche il confronto continuo fra creatività personale e identità editoriale della rivista.

PixBoomBa e un altro modo di insegnare fotografia

Dall’esperienza di brevi video realizzati per National Geographic nasce PixBoomBa. Il principio è semplice: prendere seriamente il proprio lavoro senza trasformare l’insegnamento in una pratica necessariamente solenne. Umorismo, metafora e tecnica possono convivere.

Fotografare le persone e sapere quando non scattare

Robert Caputo parla della fotografia come registro del rapporto con le persone incontrate: essere ospite, mostrare interesse autentico e rispettare le culture diventa parte del risultato. L’ultima domanda porta entrambi i fotografi su un tema ancora più essenziale: esistono immagini che possono restare soltanto negli occhi di chi le vede.

Andrea Biagianti al Photo Bar

Andrea Biagianti si unisce a Federico Emmi e Silvio Villa per un Photo Bar molto ampio: dalla fotografia di viaggio e di strada passiamo alla tecnica, alla post-produzione e alle scelte concrete con cui ciascuno costruisce il proprio flusso di lavoro.

Lytro, stabilizzazione e micromosso

La nuova tecnologia a campo luminoso promette di permettere la messa a fuoco dopo lo scatto. Ci chiediamo quanto possa cambiare il gesto fotografico e se l’automazione aumenti davvero la creatività o finisca per spostare sempre più decisioni in post-produzione. Da qui passiamo a stabilizzazione, tempi di sicurezza, panning e fattore di crop.

Archiviazione, RAW e DNG

NAS, RAID, hard disk, Aperture Vault, Time Machine, DVD e cartelle organizzate manualmente: tre fotografi, tre metodi diversi. Il punto comune è la necessità di conservare non soltanto le immagini finite, ma anche la possibilità di riaprire e rielaborare i file nel tempo. Il DNG entra nella discussione come possibile risposta alla frammentazione dei formati RAW proprietari.

Software professionale, cloud e fotografia mobile

L’uscita del nuovo Final Cut Pro X apre una discussione sulla semplificazione dei programmi professionali e sul peso crescente dei mercati consumer e prosumer. Il discorso si allarga al cloud, ai dispositivi connessi e all’iPhone, che nelle statistiche di Flickr è ormai diventato la fotocamera più utilizzata.

Il primo concorso di Discorsi Fotografici

Per partecipare basta seguire Discorsi Fotografici su Twitter e pubblicare il messaggio indicato nell’articolo della puntata. Il concorso è gratuito e l’estrazione è prevista per la fine dell’estate. Il vincitore riceverà Fotoelaborazione: creatività e tecnica e, se vorrà, potrà essere ospite di un Photo Bar.


Ascolta la puntata:


I temi di questa puntata

Il fotografo come autore responsabile di una storia

Caputo e Wolinsky descrivono un modello di lavoro nel quale il fotografo non arriva semplicemente sul luogo assegnato per produrre immagini. L’idea, la proposta, la ricerca, il budget, la logistica e la capacità di muoversi dentro la struttura editoriale fanno parte dello stesso mestiere. La libertà nasce quindi dalla fiducia conquistata e dalla capacità di assumersi la responsabilità dell’intero percorso; anche la libertà artistica si costruisce nel confronto continuo fra lo stile individuale e l’identità visiva del National Geographic.

«Ciò che voi chiamate libertà. Gli editor del National Geographic preferiscono chiamarla responsabilità dei fotografi.» — Robert Caputo e Cary Wolinsky

PixBoomBa e insegnare fotografia con l’umorismo

Dall’esperienza di brevi video realizzati per National Geographic nasce PixBoomBa. Caputo e Wolinsky raccontano di aver scoperto, lavorando insieme, quanto l’umorismo potesse diventare uno strumento efficace per spiegare la fotografia: competenza e leggerezza non sono in contraddizione, e il divertimento può entrare direttamente nel modo di insegnare.

«Prendi il tuo lavoro seriamente, ma non prendere te stesso troppo sul serio.» — Robert Caputo e Cary Wolinsky

Digitale, accessibilità e professione

Il digitale rende più rapido l’apprendimento e Internet permette a un numero crescente di persone di mostrare le proprie immagini. Per Caputo e Wolinsky questa apertura democratizza la fotografia, ma produce anche un effetto economico: aumenta l’offerta di fotografi e diventa più difficile vivere soltanto del proprio lavoro. La maggiore accessibilità agli strumenti, quindi, non elimina la distinzione fra apprendere più facilmente e costruire una professione sostenibile.

«L’effetto è stato quello di democratizzare la fotografia e Internet ha reso possibile a ognuno mostrare il proprio lavoro a tutto il mondo.» — Robert Caputo e Cary Wolinsky

Cary Wolinsky: immagini costruite, ironia e metafora

Cary Wolinsky racconta il lavoro sulle immagini costruite per illustrare concetti, dal bacino umano al gatto in camicia di forza. Quando possibile cerca di lasciare spazio all’interpretazione e alla metafora, anche davanti a soggetti seri. Il discorso arriva a TRIIIBE, dove humour, ironia e costruzione dell’immagine diventano parte esplicita del processo creativo.

Fotografare significa anche costruire un rapporto

Per Robert Caputo la relazione con le persone non è un elemento esterno allo scatto. Se chi viene fotografato è a proprio agio e percepisce interesse sincero, la fotografia riflette quella condizione; se il rapporto è imposto o distante, l’immagine ne porta ugualmente i segni. Entrare in una cultura come ospite, senza preconcetti, diventa così parte del metodo fotografico.

«Credo che le fotografie che faccio alle persone siano come un registro dei miei rapporti con loro.» — Robert Caputo

Viaggiare, guardare e sapere quando non scattare

Caputo descrive il viaggio come un’esperienza capace di ampliare la prospettiva del fotografo e di rendere più ricco il lavoro creativo. L’ultima domanda porta poi entrambi gli ospiti su un limite volontario dell’atto fotografico: non ogni immagine vista deve necessariamente diventare una fotografia. Alcune esperienze possono essere conservate soltanto nella memoria di chi le ha vissute.

«Il mondo fornisce ai nostri occhi immagini incredibili. Alcune di queste immagini sono solo per te.» — Robert Caputo e Cary Wolinsky

Lytro e la messa a fuoco dopo lo scatto

Nel Photo Bar la Lytro introduce la possibilità di scegliere la messa a fuoco dopo aver fotografato. Andrea Biagianti ne vede potenzialità creative e possibili applicazioni anche professionali, mentre Federico Emmi si interroga su quanto l’automazione possa spostare fuori dal momento dello scatto una decisione tradizionalmente affidata al fotografo. La discussione mette quindi a confronto libertà creativa, post-produzione e competenza tecnica.

«E adesso praticamente abbiamo tolto la messa a fuoco, ed è rimasto semplicemente lo scatto.» — Federico Emmi

Stabilizzazione, micromosso e tecnica del fotografo

Andrea Biagianti, Federico Emmi e Silvio Villa discutono stabilizzazione nell’obiettivo e sul sensore, tempi di sicurezza, micromosso, panning e fattore di crop. Le esperienze personali mostrano che la tecnologia può ampliare le possibilità operative, ma postura, respirazione, conoscenza delle focali e consapevolezza dei propri limiti fisici continuano a incidere sul risultato.

Il negativo digitale ha bisogno di un archivio

NAS, RAID, hard disk, Aperture Vault, Time Machine, DVD e cartelle organizzate manualmente raccontano tre modi diversi di conservare le fotografie. Il problema comune è mantenere nel tempo non soltanto l’immagine finale, ma anche il RAW e la possibilità di riaprirlo. Da qui nasce la discussione sui formati proprietari e sul DNG come possibile soluzione più universale.

Quando il mercato consumer influenza gli strumenti professionali

Le reazioni a Final Cut Pro X aprono una riflessione sulla semplificazione del software e sul peso crescente del mercato consumer e prosumer. Il timore espresso nel Photo Bar è che gli strumenti destinati agli utenti professionali possano ricevere meno attenzione o aggiornamenti meno frequenti, mentre Andrea Biagianti insiste sulla necessità di trovare un equilibrio fra semplicità d’uso e profondità degli strumenti.

iPhone, Flickr e allargamento del pubblico fotografico

Il fatto che l’iPhone sia diventato la fotocamera più utilizzata nelle statistiche di Flickr viene letto come un ulteriore segnale dell’allargamento del bacino fotografico. Il punto della discussione non è stabilire quale apparecchio produca l’immagine migliore, ma osservare come il mercato consumer stia diventando abbastanza grande da influenzare software, hardware e priorità dei produttori.