Max Peef, tutto passa attraverso la fotografia

Max Peef è fotografo ed art director di lunga data, ma soprattutto uno spirito indissolubilmente unito alla fotografia. Lo abbiamo intervistato spinti dalla curiosità di conoscere a fondo il suo mondo interiore ed il suo lavoro che, pur se ad un primo sguardo può essere ascritto a categorie come il reportage, la foto di moda, la foto pubblicitaria, in realtà rifiuta con delicatezza qualsiasi etichetta fotografica in quanto la sua intera vita è fotografia e la fotografia è vita, restituendoci un punto di vista ottimista del ruolo di questa arte sulla società e sulla crescita personale.

L’intervista

Prima del 2004 Max ha lavorato come fotografo difficilmente identificando il proprio lavoro con uno specifico settore di appartenenza, se non chiamandolo Espressione. Nel 2000 Max decide di seguire come Art Director le aziende che richiedevano il suo intervento sia come fotografo che per la pianificazione della creatività fino alla strategia di comunicazione. Dal 2004 come fotografo ha coperto sia come inviato freelance che su commissione eventi in Sud Africa, Rwanda, Repubblica Democratica del Congo, Libano, Israele, Bosnia-Herzegovina, Kosovo, Nigeria, Benin, Eritrea, Etiopia, Finlandia, Bulgaria. In Italia ha pubblicato il suo primo libro nel 2004 sul problema della comunicazione attraverso gli occhi delle persone sieropositive dal titolo IL PESO DEL SILENZIO, Ed. Marna, i cui proventi hanno aiutato a divulgare i contenuti e la lotta all’AIDS. Nel 2009 con la poetessa siriana Maram al Masri realizza il libro fotografico LE DONNE COME ME, Ed. Liberodiscrivere dirigendo tutta la parte editoriale (a cui devo la mia evoluzione artistica). Nel 2005 si è impegnato a fondo in Repubblica Democratica del Congo descrivendo le diverse emergenze umanitarie da quella sanitaria, ai bambini di strada, la crisi idrica e rurale, aiutando diverse associazioni tra Onlus e Ong attraverso l’apporto dei suoi interventi anche alle convention, delle sue mostre fotografiche. In Israele nel 2005 la collaborazione con la Ong HOPE ha contribuito alla ricostruzione del reparto di neonatologia dell’ospedale italiano Fatebenefratelli a Nazareth, operazione premiata dal Presidente della Regione Lombardia. In Aprile del 2006 in Sud Africa incontra il Nobel Nadine Gordimer che indicizza il suo lavoro sui temi come l’educazione e i diritti umani. Nel 2006 con Vanity Fair realizza il reportage sui bambini stregoni e dirige tutta la comunicazione di EK’ABANA la mostra itinerante sul tema il cui aiuto viene destinato proprio a questi bambini. Il suo lavoro come quello commerciale è stato pubblicato su numerose testate editoriali italiane ed estere, principalmente su Vanity Fair, anche su Casa Vogue, IO Donna, Style, Il Giornale, Avvenire, Corriere della Sera, Repubblica, Vanity Fair Germania, Famiglia Cristiana, Flair, Private, Max, E&F, Kult, PàP Mag., Posh. Accreditato presso le Nazioni Unite, pubblista dal 2000, ha collaborato con il Ministero della Difesa Italiano, e l’ufficio del Capo di Stato Maggiore della Difesa, così come con testate di moda. Con Cirque du Soleil nel 2016, il grande brand circense, realizza la mostra sostenuta da Vanity Fair, Zumanity che ancora oggi è tema per molti correlati.

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